Lettera aperta alla Città di Genova. Riflessioni dopo il crollo del ponte «Morandi»

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Savona | LE RIFLESSIONI DI VINCENZO PUNZO

Lettera aperta alla Città di Genova
Riflessioni dopo il crollo del ponte «Morandi»

In data 14 agosto anche mio figlio transitava su quel ponte, un’ora prima del crollo, a distanza di poche settimane, pur con fatica, ma spinto dal senso di dovere come cittadino ligure...

di Antonio Rossello

Il ponte dopo il crollo
Il ponte dopo il crollo

Sono Vincenzo P. di Savona sento il dovere di esprimere un mio pensiero sul crollo del Ponte Morandi di Genova.

In data 14 agosto anche mio figlio transitava su quel ponte, un’ora prima del crollo, a distanza di poche settimane, pur con fatica, ma spinto dal senso di dovere come cittadino ligure, esprimo un doveroso pensiero in ricordo delle 43 vittime, dei loro familiari e dei tanti feriti.

Io e la mia famiglia siamo loro vicini con la preghiera, un grazie particolare a tutti i soccorritori e ai cronisti che con grande pericolo e con rispetto si sono adoperati con uno stato emotivo che traspariva dal tono della loro voce.

È chiaro che in situazioni come queste non c’è spazio per tante parole e lacrime, ma solo per tanto dolore e rabbia, in quanto non ci troviamo di fronte ad una calamità, ma ad una pura disgrazia.

E con quel filo di respiro che c’è rimasto bisogna reagire per riflettere sul nostro essere al mondo (d’accorso siamo il mistero della nostra vita), ma se non si capisce chi è l’uomo, anche la sofferenza e la morte sono un fallimento.

Anche di fronte ad una tragedia come questa, per l’uomo non è mai una fine, ma un limite.

Vincenzo P.

Savona, 5 settembre 2018

Martedì 12 marzo 2019

© Riproduzione riservata

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