«Dare voce a chi non ha voce...». Una storia che parla delle difficoltà dei bambini

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Savona | LE RIFLESSIONI DI VINCENZO PUNZO

«Dare voce a chi non ha voce...»
Una storia che parla delle difficoltà dei bambini

Non è rilevante sapere chi scrive, anche se il mio nome, Vincenzo significa vincere, spesso mi trovo a confrontarmi con un presente pieno di incognite, come gli argomenti che ci uniscono in queste poche righe...

di Vincenzo Punzo

«Dare voce a chi non ha voce...»
«Dare voce a chi non ha voce...»

DARE VOCE A CHI NON HA VOCE

Non è rilevante sapere chi scrive, anche se il mio nome, Vincenzo significa vincere, spesso mi trovo a confrontarmi con un presente pieno di incognite, come gli argomenti che ci uniscono in queste poche righe. La storia in questione parla delle difficoltà dei bambini di ieri e di oggi; servendomi della fantasia cerco di dare voce a coloro che non l’hanno mai avuta.

Immagino quindi di essere un bambino.

-Ho difficoltà soprattutto a parlare con voi adulti, era mia intenzione scrivere ai miei coetanei o a personaggi del mondo dell’infanzia, mondo in cui, ancora oggi ai bambini come me, è permesso sognare, ma per un crudele destino sono nato e cresciuto in uno dei tanti orfanotrofi italiani dove gli stessi nomi dei bambini era tutta una storia… come figli della Madonna, figli di N.N.ecc. ma nonostante tutto sento il dovere di ringraziare quelle suore che si sono prese cura di me, dandomi anche una formazione cristiana, pur avendo la consapevolezza che il ruolo di mamma è un’altra cosa.

Esse tra l’altro mi hanno raccontano di un bambino di nome Gesù nato in una gelida capanna, quella storia mi ha affascinato e con un pò di presunzione avevamo molte cose in comune, tanto da approfondirla quella storia, ma anche questo mi è stato negato, come mi è stato negato il diritto di amare. Infatti, ancora oggi non conosco il volto di mia mamma, sono fiero di pensarla viva in qualche angolo della terra.

Un bel giorno fui adottato da una coppia non molto giovane per colmare il loro sogno di avere un figlio. Un’adozione richiede di dare una famiglia a chi non ce l’ha… E da subito la mia posizione andava di male in peggio, ero diventato un oggetto, che doveva eseguire solo ordini e spesso mi chiedevo che, se diventare adulto significava dimenticare i problemi dei bambini, allora avrei preferito rimanere bambino. Infatti, anche se la mia storia ha dei risvolti alquanto negativi, non la cambierei con quella di diversi bambini di oggi. Io purtroppo non posso amare qualcosa che non conosco, ma anche a quei bambini con i quali la vita è stata più clemente sin dalla nascita, oggi, per svariati motivi, vengono a mancare quei diritti come quello di amare o amare a giorni alterni, il tutto determinato da adulti sapienti che gestiscono il bambino come se si trattasse di una cosa materiale (come un comodato d’uso). Il legame tra bambino e adulto, madre e padre è intrinseco come il nostro respiro, e quando viene a mancare sono le cronache di tutti i giorni a spiegarcelo.

Una delle preoccupazioni di noi bambini è quella di convivere con la povertà interiore delle persone adulte, ma un grazie particolare va a chi mi sta facendo da garante attraverso queste righe, vi assicuro non è stata una scelta facile, anche se da subito siamo entrati in sintonia, pur conservando i miei timori, è una persona tutta da scoprire con cultura e quoziente di intelligenza che lascia spazio all’immaginazione e alla fantasia, ma la sua sapienza di cuore mi dà serenità. 

La vita è come il boomerang, ogni volta che lo si lancia è sempre una gioia vederlo ritornare e con questa gioia vorrei lanciare a tutti voi un grido di speranza, voi adulti eravate bambini come me, oggi voi siete i soggetti della vita e noi gli oggetti, ma nulla è finito, possiamo riprendere il gioco del boomerang.

Dovrei concludere queste poche righe, ma no … la mia curiosità ha aperto solo una porta, quella del dialogo, per scoprire come sono fatti gli adulti, la mia speranza è quella di crescere in sapienza-.

Vincenzo Punzo

Martedì 23 luglio 2019

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