«Il lupo fiero e indipendente»... e... «Capra: fonte di cibo»...

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Savona | LE RIFLESSIONI DI VINCENZO PUNZO

«Il lupo fiero e indipendente»...
e... «Capra: fonte di cibo»...

Gli animali nella Bibbia sono citati 3.594 volte, più che in ogni altro libro sacro, a sottolineare la relazione stretta tra l’uomo e la creazione e l’importanza che Dio riconosce a ogni vivente

di Vincenzo Punzo

Animali
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GLI ANIMALI NELLA BIBBIA

Il lupo fiero e indipendente

Il lupo (in ebraico ze: eb, in greco lupos) è menzionato nella Bibbia in relazione alle pecore. In ricerca di cibo la sua attenzione va al bestiame minuto, soprattutto agnelli, i lupi in branco attaccano e sbranano con ferocia le loro vittime.

Il lupo abita nella steppa e nella notte caccia come predatore rapido e implacabile. La sua voracità è applicata, in senso figurato, ai capi corrotti del popolo e ai giudici iniqui.

Alla violenza spietata del lupo si contrappone la bontà del pastore che protegge il suo gregge. Segno della pace sarà la convivenza tra lupo e agnello. La metafora pastorale è ripresa da Gesù attraverso l’antitesi tra il buon pastore e il mercenario e la denuncia dei falsi profeti, che si presentano come agnelli, ma dentro sono lupi rapaci.

Gesù invita i suoi discepoli preparandoli alle persecuzioni a causa del Vangelo (Mt 10,16: Lc 10,3).

Capra: fonte di cibo

Nella Bibbia vi sono indicazioni circa la capra (femminile in ebraico ‘Ez, in greco Aix), il capro (maschile: in ebraico Attud, in greco Tragos) e il capretto (in ebraico Gedi, in greco Eriphos).

L’importanza domestica della capra è data dal latte, dalla carne, dalla pelle, con la quale si realizzavano tessuti (mantelli e vestiti, contenitori di liquidi). Si trovano prescrizioni bibliche circa il modo di cucinare il capretto.

A differenza delle capre docili e mansuete, i capri sono ritenuti animali che amano la lotta e camminano davanti al gregge. Talvolta l’immagine del capro è applicata ai governanti e al re, ma è anche simbolo del potere arrogante e seducente.

Nel rito del -capro- si ha il collegamento con il tema del peccato e del demonio, nel giudizio universale la separazione tra pecore e capri è un’esemplificazione legata alla distinzione dei colori tra i due gruppi.

Vincenzo Punzo

Savona, 12 novembre 2019

IL DONO DI NOZZE AGLI SPOSI DA PARTE DI DIO

Faccio mio un testo scritto da un grande teologo, in cui ha cercato di raccogliere le cose essenziali che Dio dice ai suoi figli, quando decidono di sposarsi in chiesa.

-Vi presentate a Lui in abiti da sposi. Vi sedete e Lo ascoltate. Allo sposo dice: La donna che hai al fianco, emozionata, con l’abito da sposa è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile. Quando l’hai incontrata, l’hai trovata bella e te ne sei innamorato. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore, che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza, che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza e tutte le qualità belle, che hai trovato in lei. Però non potrai limitarti a godere del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri, ha bisogno di tante cose; ha bisogno di una casa, di un vestito, di serenità, di gioia, di equilibrio psichico, di rapporti umani, di affetto e di tenerezza, di piacere e divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose. Ma dovrai renderti conto che ha bisogno soprattutto di me, e di tutto quello che aiuta e favorisce questo incontro con Me: la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la Parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita. Sono Io e non Tu il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita! La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai incominciato da qualche anno, da quando te ne sei innamorato. Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: -Ecco, te l’affido-, perché tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le dirai prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita, sarà come se Mi rispondessi, che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di aver cura di lei. Da quel momento saremo in due ad amarla. Anzi ti renderò capace di amarla -da Dio-, regalandoti un supplemento di amore, che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio, nella donna che ami. Il mio dono di nozze: quello, che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio. Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore, della mia tenerezza; continuerò ad amare la mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso gesti d’amore.

Lo stesso discorso Dio lo fa alla donna. E il sì, che in quel giorno pronunceranno, lo diranno, non solo l’uno all’altro, ma lo diranno anche a Dio.

Il sì rivolto a Dio significa: -Accetto di amare il mio partner insieme a te, con il Tuo amore, per realizzare insieme il progetto che hai concepito su di lui-. E il sì rivolto al partner significa: -Accetto di amarti per sempre. Ma nel Signore, accettando la proposta che Dio ha fatto e volendo realizzare insieme a te il piano di vita che Dio ha pensato per noi-.

Vincenzo Punzo

Savona, 13 novembre 2019

Martedì 17 dicembre 2019

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