Sono doni oppure regali quelli che noi tutti abbiamo ricevuto?

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Savona | LE RIFLESSIONI DI VINCENZO PUNZO

Sono doni oppure regali quelli
che noi tutti abbiamo ricevuto?

I doni sono quelli che riceviamo, sono esclusivamente per noi e fanno parte della nostra ragione di vita su questa terra. Il primo dono che abbiamo ricevuto noi cristiani cattolici è la S. Pasqua

di Vincenzo Punzo

Vincenzo Punzo
Vincenzo Punzo

DONO O REGALO

I doni sono quelli che riceviamo, sono esclusivamente per noi e fanno parte della nostra ragione di vita su questa terra. Il primo dono che abbiamo ricevuto noi cristiani cattolici è la S. Pasqua, la resurrezione di Gesù, il dono della presenza eucaristica nel tabernacolo, il dono della discesa dello Spirito Santo agli apostoli e alla chiesa, il dono della vita, il dono dei 7 sacramenti ecc…

I regali invece si possono scambiare. La cultura dello scambio dei regali ci fa rivivere momenti magici, in quanto il regalo presuppone sorpresa, dura nel tempo per la presenza dell’oggetto ricevuto e rafforza il legame di amicizia da ambo le parti. I regali possono essere scambiati anche con persone con le quali magari non vi è un legame di amicizia, ma semplicemente rispetto reciproco, in tal caso il regalo rappresenta un modo per esprimere la propria gratitudine. A volte però nei regali si annidano circostanze che tolgono splendore a un gesto così nobile e accade quando si deve scendere a compromessi: tu mi dai e io ti do. Per fortuna esiste lo scambio di regali che non hanno valore commerciale, ma affettivo: un oggetto costruito artigianalmente con le proprie mani, oppure un cesto di verdura dell’amico contadino, oppure regalare uova, formaggi, dolci tradizionali. In questi ultimi tempi anche io gioco con i regali … niente perle ma un semplice cesto di verdura che però regala gioia.

Riporto pertanto la storiella del contadino e del frate portinaio intitolata:

IL CERCHIO DELLA GIOIA

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d’uva. «Frate portinaio», disse il contadino, «sai a chi voglio regalare questo grappolo d’uva che è il più bello della mia vigna?»

«Forse all’abate o a qualche padre del convento.»

«No. A te!» «A me?» Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. «Lo vuoi proprio dare a me?»

«Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quanto te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d’uva ti dia un pò di gioia.» La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.

Il frate portinaio mise il grappolo d’uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un’idea: «Perché non porto questo grappolo all’abate per dare un pò di gioia anche a lui?»

Prese il grappolo e lo porto all’abate.

L’abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c’era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: «Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco». Così il grappolo d’uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un pò di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finché, di frate in frate, il grappolo d’uva tornò al frate portinaio (per portargli un pò di gioia): così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia.

Vincenzo Punzo

Savona, 28 aprile 2021

Venerdì 30 aprile 2021

© Riproduzione riservata

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